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Del perché scrivere oggi (pensieri di campane, sirene, parole e occhi)

Trovare parole da scrivere, in questi giorni, non risulta semplice. Trovare motivi per non scrivere, in questi giorni, risulta più semplice. Scorgere i concetti su cui focalizzarsi nello scrivere, in questi giorni, risulta piuttosto arduo. Del perché scrivere oggi, in fondo, ne ignoro il motivo. Sento solo sia giusto farlo, per il famoso motivo che, mettere nero su bianco dei pensieri, aiuta, cura, libera, rende migliori.

In questi strani giorni, vissuti in un modo nuovo, inaspettato, diverso dal conosciuto, inevitabilmente, le menti vaganti come le mie, si trovano a navigare in nuove acque. Essendo sempre in balia di pensieri, il flusso dei nuovi derivati da tale situazione, creano vortici piuttosto importanti, creano scontri di forze centrifughe, drammi astratti che combattono, orizzonti diversi che si sovrappongono.

Purtroppo, per la lentezza personale di determinare risposte, prevalgono per lunghi attimi solo le domande, varie, incostanti, contrapposte, profonde, indesiderate, affascinanti. Ciò premesso, in assenza di risposte, non risulta chairo neppure a me il pensiero su questi giorni, questi scenari, questi sentimenti, questi nuovi giorni. mi limito a scrivere qualcosa, qualche parola; mi limito a scrivere del perchè scrivere oggi.

Oggi scrivo perché ho bisogno di farlo: e qui metto la quota sindacale per rientrare nella fiera della banalità.

Oggi scrivo perché ho bisogno di dire che sono preoccupato; ne ho bisogno, senza un preciso motivo. Ne ho bisogno perchè, scriverlo, lo potrebbe rendere non più vero. Dire che sono preoccupato, riesce a far svanire il concetto stesso della mia preoccupazione.

Oggi scrivo perché mi mancano le mie libertà. Mi manca la libertà di decidere di stare sul divano: ci stò, senza fatica, ma sotto sotto sò di non averlo scelto; mi manca la libertà di potermi dire che ho scelto di stare sul mio divano.

Oggi scrivo perché mi manca sapere come stai; mi manca e la mia domanda senza risposta, la mia cortese richiesta di informazioni inevasa, mi irrita. Per due motivi fondamentali: la voglia di sapere come stai e l’odio verso il concetto di possesso che le persone esercitano nei tuoi confronti.

Oggi scrivo perché vorrei esprimere il mio disappunto verso la preoccupazione che sento, in fondo, verso alcune persone che non meriterebbero neppure un mio vago pensiero e, invece, rientrano ancora nella lista degli esseri umani di cui mi sta a cuore la felicità, la serenità, la salute. Si, parlo di voi, che entrate a leggere cercando di camuffare i canali tramite i quali accedete per leggere. Voi, che fingete la mia morte e poi, invece, vi camuffate da investigatori privati e indagate in presunto incognito. Si, voi, che dovrei sterminare ma che, invece, ancora rimanete in alcuni tratti dei miei pensieri di affetto.

Oggi scrivo, perché vorrei dire a molte persone di non lasciarsi guidare dalla paura. La situazione è critica, drammatica, grave e incerta. La situazione è inaspettatamente complicata, i rumori più vicini alle nostre orecchie, negli ultimi giorni, sono le sirene delle ambulanze ed i rintocchi delle campane a lutto; intorno l’aria è surreale, immobile, dolorosa. Nulla porta a fare il contrario, ne sono consapevole, ma oggi voglio scrivervi di non lasciarvi guidare dalla paura. Lo dico perchè sono convinto non serva. Non aiuta, non cambia le sirene e le campane. No, la paura non cambia nè le sirene nè le campane. Domare la paura, forse, ci potrà aiutare. Potrà aiutare a a sopportare meglio le campane e le sirene. Potrà aiutarci ad essere di maggior aiuto e conforto a chi, con quelle sirene e quelle campane, sta salutando un affetto, un’amore, una vita. Potrà aiutarci a dare le giuste dimensioni a ciò che stiamo gestendo, senza confonderlo con quello che potrebbe diventare. Potrà aiutarci, forse, ad essere pronti se quelle sirene e quelle campane sfonderanno i cerchi lontani delle conoscenze e si schianteranno sul cerchio più vicino, più intimo, più doloroso. potrà aiutarci, forse, se quelle sirene e quelle campane saranno per noi.

Oggi scrivo perché vorrei chiedere a tutti di proteggere i bambini. Proteggiamoli, sorridiamogli, amiamoli. L’emergenza non passa sopra a tutto; non deve passare sopra ai bambini. Non vanno sacrificati perchè siamo imbevuti di questa emergenza. Vanno amati come e più di prima. Vanno ascoltati come e più di prima. Vanno guidati come e più di prima. Vanno rispettati come e più di prima. Vanno protetti. Vanno aiutati adesso, perchè non portino dentro di loro il ricordo di questi pur terribili giorni come un mostro, un peso, un trauma, un incubo. Proteggiamoli perché, questi bambini, saranno gli adulti che ci proteggeranno quando saremo vecchi; saranno questi bambini a telefonarci per raccomandarci di stare chiusi in casa, saranno questi bambini a farci la spesa, a curarci, a preoccuparsi per noi quando, da grandi, si troveranno adulti a gestire un’emergenza. Saranno loro, per questo vanno protetti, per questo devono vederci adulti che affronatno tutto questo con saggezza, maturità, rispetto, calma e sangue freddo. E con Amore. Saranno loro a prendersi cura di noi e, se adesso gli mostriamo come si fà, esistono buone probabilità che lo faranno con saggezza, maturità, rispetto, calma e sangue freddo. E con Amore. Proteggiamoli e loro proteggeranno noi. Con amore.

Oggi scrivo perché vorrei anche ringraziare. Tante persone, nella fatica e nella bolla del dramma, stanno facendo grandi cose. Tante persone sono, ogni giorno, a disposizione di chi è più debole, di chi è più fragile, di chi non può farcela da solo. Tante persone combattono la loro paura, i loro drammi personali, i propri dubbi, le proprie fragilità, le proprie domande senza risposta, la propria voglia di mollare. Combatto questo e tanto altro, tanti fantasmi, tanti mostri, tanti vuoti, tanti affanni e curano. Curano le malattie, le anime, i dolori, le povertà, le mancanza, le persone. Curano, essendo loro stessi soggetti con grande bisogno di cura. Curano comunque, per lavoro, per vocazione, per incoscienza, per Amore, per attitudine, per mistero. A volte, curano davvero per una motivazione misteriosa. Curano e non si fermano. Crollano, a tratti, ma raccolgono dei pezzi e li usano per curare. Sono persone che lo fanno ogni giorno, anche nei giorni dove, di questa emergenza, nemmeno c’era sospetto di esistenza. Curano ogni giorno ed a loro va il mio grazie. Un grazie sincero, fatto da una persona che cura, che capisce il profondo sacrificio che implica passare una vita a curare gli altri. lasciatemi utilizzare un attimo di poca umiltà: un grazie da parte mia, che sò di cosa stò parlando. Grazie persone curanti, colleghi e sconosciuti. Grazie non solo perchè curate impevidi in questa emergenza, grazie soprattutto perchè avete scelto di scommettere una vita nel difficile e umile mondo della cura. Grazie

Oggi scrivo perché è una giornata importante. La festa del papà. E basta già così.

Oggi scrivo perché reputo dovere scrivere. Dare delle parole a chi avrà la pazienza di leggere. Dare delle parole a chi ha la sete di trovarne. Dare delle parole a chi ha bisogno di distrarre gli occhi. dare delle parole a chi, in questi giorni, arriva fino a qui. Dare delle parole a te che stai leggendo, perchè credo tu ne abbia bisogno. Credo tu abbia bisogno di leggere delle parole che ti possano distrarre, che ti possano permettere di distogliere qualche minuto il pensiero da campane e sirene. Darti delle parole che ti aiutino, che ti piacciano, che ti lascino indifferente, perplesso, deluso. darti delle parole che ti accarezzino, che ti interroghino, ti rassicurino, ti curino. Darti delle parole perché, alla fine, l’unica cosa che posso regalarti sono delle parole.

Oggi scrivo perché tu mi leggi. Tu mi leggi perché io scrivo. io ti ho regalato delle parole e tu i tuoi occhi.

Oggi scrivo perché, alla fine, guadagno occhi in cambio di parole.

4 risposte a "Del perché scrivere oggi (pensieri di campane, sirene, parole e occhi)"

  1. Caro Davide. Leggo che sei un educatore, classe 1978. Ho dato una scorsa anche al tuo ultimo scritto, la lettera al presidente della repubblica. Leggerò meglio dopo. Io sono assistente sociale, vivo a Milano. Non sono ossessionata da campane o da sirene.
    E non ho paura.
    Ho tanti pensieri, provo alcune emozioni, ma non ho paura.
    E faccio fatica a capire tutta questa paura.
    Di questi giorni provo spesso imbarazzo: imbarazzo quando, camminando per strada, sola, vedo una persona a 100 metri da me, sola, che cammnina indossando una mascherina e, in alcuni casi, anche dei guanti. Mi chiedo perchè.
    Penso che la paura che dilaga sia stata creata da una rappresentazione scellerata di questa emergenza, e non riesco a uscire da questo pensiero. Come non riesco a uscire dal pensiero che quello che sta prevalendo è un pensiero unico, e forte, secondo il quale l’iorestoacasa è diventato un atto di fede insensato.

    Piace a 1 persona

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