racconto

O/L/I/V/E/R/2 (Aprile 2019)

Eccoci, lentamente arrivati al 2 aprile 2019.

Eccoci, velocemente arrivati al 2 aprile 2019.

Eccoci arrivati; prescindendo da qualsivoglia velocità di viaggio; arrivati, a prescindere.

Bisogna solo capire cosa sia risultato più importante. Il viaggio? La meta? La direzione? La velocità? La spinta? Gli ostacoli? Le gioie? Le dimenticanze? I dolori? Le ricordanze?

Stando a dati concreti, oggi, si deve constatare che sono passati tre anni. Incredibile fermarsi a pensare di quanto tempo siano formati, questi tre anni. Tanti mesi, tantissimi giorni, montagne di minuti ed oceani di secondi. Incredibile fermarsi a pensare di quanto poco abbiano scalfito i ricordi, le emozioni, i sorrisi. sembrano tutti di un attimo prima. Sembrano tutti di adesso. Sembrano tutti nascere ogni volta che il pensiero li sfiora.

Il dato reale è che oggi sono tre anni che ci siamo dati l’ultimo saluto. L’ultimo fino al prossimo. Un prossimo saluto che, erroneamente, avevo provato a raccontarmi sarebbe maturato, sarebbe arrivato, credendo bastasse davvero dare tempo al tempo; sarebbe arrivato per umanità, per bontà, per coscienza. Avevo provato a raccontarmi queste ed altre strane e bizzarre teorie, anche se costante, inesorabile ed incrollabile, qualcosa mi ricordava puntualmente un’altra storia. La storia che, molto più semplicemente, il mondo ha scritto. Agito.

Eviterò le solite, noiose, inutili recriminazioni. Chi ha dato ha detto; chi ha avuto ha tenuto; chi ha detto ha dato; punto.

Voglio solo, in questo giorno, lasciarti un pensiero. Per quando verrà il tempo di ricomporre i cocci. Per quando verrà il tempo in cui i pezzi torneranno a stare al posto giusto, nel verso giusto, ad incastrarsi, a svelare il più grande, a ridare i significati, i sensi, le risposte. Ci sarà il momento in cui ci sarà la luce giusta ad illuminare tutte le tessere; tutte, una accanto all’altra, a ridare il senso del tutto, a ridare senso anche al passato. Voglio lasciare, a te, un ricordo in questo giorno.

Tre anni. Non è cambiato l’affetto per te. Non è cambiata la voglia di sapere di te, di come stai, di cosa fai. Non è cambiato il desiderio di sentire come stai crescendo. Non è cambiato tutto il bene che ho voluto a te. Non è cambiato tutto il bene che voglio a te. Non è cambiato tutto il bene che ho ricevuto da te. Non è cambiato nemmeno una virgola di tutte le cose che ho messo, nel dire che che i tuoi diritti erano altri. Non è cambiata minimamente le certezza che meritavi altro tipo di rispetto e considerazione. Non è cambiato il mio rispetto a cercare di non invadere i tuoi spazi. Non è cambiata la mia possibilità di essere da te, e nella tua vita, facendo un passo proprio piccolo. Non è cambiato il mio rispetto per te e la tua vita. Non è cambiata l’umiltà in cui aspetto un nuovo saluto, anche se potrei prendermelo quando voglio. Non è cambiata la mia profonda riconoscenza verso chi ti sta volendo bene e crescendo. Non è cambiata la mancanza che sento di te. Non è cambiata la mia coerenza nel non rimpiangere le scelte fatte. Non è cambiata la mia felicità nel ricordarti. Non è cambiata la mia speranza che la vita è più forte, giusta, riconoscente e lungimirante di tutti noi esseri umani. Non è cambiato il mio essere fiducioso che, il disegno del mondo, è più forte delle volontà umane. Non è cambiato il mio bisogno di sentirmi semplicemente dire che stai bene. Non è cambiato ciò che di buono ho fatto per te, che rivendico, porto con fierezza dentro di me e che nessuno cancellerà.

Dopo tre anni, oggi voglio lasciarti qua, in queste righe, un concetto semplice. Oggi non servirà a nulla, solo a farmi sentire meno lontano da te. Al momento opportuno, se il mondo regalerà a questa vicenda un momento opportuno, troverai queste righe.

Troverai queste righe che ti dicono che ogni giorno, in questi tre anni, ho atteso di poterti sentire, vedere, salutare. Ho atteso di ricevere una notizia su di te. Ho atteso di darti un’abbraccio. Ho atteso che tutte quelle cose che mi hai chiesto il quel saluto, in quella difficile mattina, si concretizzassero. Ho atteso di poterti dire che ero felice per te. Ho atteso di poter sentire come stavi. Ho fatto delle cose perché si potessero avverare alcuni dei tuoi desideri di non perdersi, di potersi sentire oppure vedere; ci ho provato. I risultati sono stati pessimi a quanto pare. In queste righe, però, te lo scrivo nero su bianco: non è stata una scelta mia non essere più parte della tua vita. Io ho cercato di farlo, ho scritto, ho dato tutta la mia disponibilità a poter essere presente lasciando a chi ha la responsabilità su di te, di decidere come dove e quando. Io ti penso. sempre. Mi manchi. Sempre. Sono in attesa di incontrarti. Sempre. Non sono io a scegliere che tutto ciò non accada. Lo lascio scritto qui e nessuno potrà mai smentirmi su tutto ciò. Nessuno.

Ogni tanto mi auguro che, in realtà, tu ti sia dimenticato di tutto. Mi auguro che tu non voglia più nemmeno sapere più niente. Mi auguro che tu non ci pensi più, che tu stia talmente bene da avere voltato pagina. Mi auguro che non provi nostalgia, curiosità, che non sia rimasto spazio per i ricordi perché tutto il tuo spazio è riempito da felicità per la vita che stai vivendo adesso. Mi auguro che sia tu a non volere più nemmeno sentire parlare del tuo passato. Mi auguro che non pensi più a tre anni fa. Mi auguro che non affiori in te nessun ricordo. Mi auguro che non abbia voglia di salutarmi, sentirmi, ricordarmi, abbracciarmi. Mi auguro che sia solo e semplicemente tutta una paranoia mia, un problema mio, un’esigenza solo e solamente mia. Mi auguro di sbagliare tutto. Mi auguro di avere sbagliato tutto. Mi auguro che tutto ciò sia quello che tu vuoi. Mi auguro che tu sia lontano e tenuto tale perché tu vuoi così. Me lo auguro, ogni tanto. Mi auguro che tu abbia chiuso con il passato. Mi auguro che non ti sfiori l’idea che io mi sono disinteressato a te. Mi auguro che tu non sia mai stato sfiorato dall’idea di essere stato abbandonato. Mi auguro che tu sia felice così e che vada bene così. Me lo auguro, anche se faccio fatica a crederlo. Me lo auguro anche se non lo credo. me lo auguro anche se non lo penso. me lo auguro solo e semplicemente perché, se così non fosse, non trovo una sola spiegazione umana che giustifichi il male a te procurato. Me lo auguro, perché il male a te procurato, che ti sia chiaro da queste righe, non l’ho voluto, condiviso, costruito io.

Partirei a piedi ora, solo per dirti ciao e ti voglio bene.

Tre anni oggi, ti scrivo solo per dirti che, fosse per me, ti sentirei, vedrei, scriverei, abbraccerei ogni giorno. Tre anni oggi e fa ancora male aspettare. Tre anni oggi senza nessuna certezza che non ti abbiano fatto male tre anni di lontananza non scelta, decisa e condivisa da me, in nessuno modo. Tre anni ad aspettare invano ma, per me, alla fine ne potranno passare altri trenta. Mi troverai lì, ad aspettare come il primo giorno di poterti dare ciò di cui potresti avere bisogno. Ne potranno passare altri trenta, cucciolo, e sarò pronto se avrai bisogno. Altrimenti aspetterò invano, non importa. Potrai non avere mai più bisogno di me e andrà bene anche così se andrà bene per te.

Tre anni oggi e l’unica cosa che posso dirti è che alla tua domanda “posso venire in abbraccio?”, la risposta sarebbe sempre la stessa che per tanto tempo ti ho dato. Si. La risposta sarà sempre la stessa. Si. Quando ne avrai bisogno. Sarebbe stata la stessa ogni singolo attimo di questi tre anni passati dall’ultimo abbraccio dal quale ci siamo sciolti a fatica quella mattina. Si. sempre e solo si, avrai un posto che ti prenderà in abbraccio se e quando vorrai.

Tre anni. Ti voglio bene. Credo che tu lo sappia già ma lo ripeto. Ti voglio bene. tre anni lontani e non per scelta mia. Tre anni lontani che credo siano stai un’errore, una cattiveria, una brutta scelta. Tre anni. Ti voglio bene.

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