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Le persone cattive

Vivendo in un mondo a tratti surreale, ho sempre pensato di poter dividere le persone in due categorie: persone buone e persone cattive. Non mi sono mai posto molti filtri sull’ingresso delle persone nella mia vita; tutti sono sempre stati i benvenuti con l’automatico inserimento nella categoria persone buone. Ho sempre ritenuto la cattiveria una caratteristica alquanto rara ma altrettanto evidente: ho sempre ritenuto si vedesse da subito e pure da lontano una persona cattiva. Brutti modi, brutte intenzioni, brutte parole, brutte azioni, brutte vibrazioni. Mi reputavo piuttosto certo di poter capire subito se una persona fosse cattiva: ritenevo talmente rara la cattiveria da crederla anche evidente, lampante, chiaramente riconoscibile. Ho vissuto, quindi, piuttosto tranquillo e sereno nella certezza che nessuna persona cattiva avrebbe potuto essermi vicina senza l’evidenza di tale fatto. In base a questo, ho sempre cercato di giustificare alcuni comportamenti, comprendere alcuni atteggiamenti, interpretare gesti e frasi alla luce di comprensione, tolleranza ed anche autocritica. Spesso non ho capito le motivazioni che portavano alcuni soggetti a dire o fare cose apparentemente poco spiegabili ma ho sempre cercato un motivo, un’origine, una spiegazione, una comprensione, una scusante, una giustificazione. Mi sono dato le spiegazioni più varie. L’uomo sul divano, povero insoddisfatto del proprio lavoro e della considerazione scarsa delle sue qualità; la velina bionda, frustrata da un mondo lontano da ciò che aveva sognato e dalla scarsa autostima; la velina quasi mora, ingabbiata in un sistema troppo stretto per le proprie capacità ed ambizioni; la bionda portatrice della pace nel mondo, schiacciata da paletti e limiti istituzionali che non riesce a portare la poesia dove vorrebbe e sarebbe lecito ci fosse; la donna con il velo, che deve fare i conti con un mondo dove non basta un velo per avere rispetto ma nel quale bisogna guadagnarselo con ciò che sta sotto il velo; l’omino di Dio, che affronta il mondo reale e scopre che è troppo faticoso mettere in pratica il Vangelo in modo coerente e pulito perché significa rinunciare alla gloria personale; la donna che crede che basti non portare il velo per essere guida di pecorelle, che non riesce a tollerare che qualche pecorella non si lasci affascinare dalla finta rivoluzione dell’assenza di un velo; l’uomo piccolo, che cerca di diventare grande esercitando il potere nei termini più grotteschi e spregievoli che diventa rosso in viso dalla rabbia quando capisce che con il suo potere rimane pur sempre un’uomo piccolo; la signora tentenna, il cui unico scopo è farsi accettare da tutti dando ragione a tutti i pareri che incontra seppur contrari tra loro; l’arrogante luminare dei rapimenti travestiti, che è talmente imbarazzante nei propri errori da camuffarli in buone idee e giudizi verso chi dissente; la salvatrice del mondo, talmente impaurita di fallire in tale obiettivo da temere di non farsi volere bene da un bambino perché minacciata da un bene più forte con cui teme di perdere la competizione. Ho trovato giustificazioni un pó a tutti, ho cercato di capire, comprendere e giustificare. Addirittura di recuperare, prostrandomi e implorando con imbarazzanti scivolate della mia personale dignità umana. Ho atteso un pó in questo non capire. Ho coltivato speranze riparatorie, riconciliatorie. Ho sempre avuto il desiderio di chiarire e seppellire tutto davanti ad un caffè. Ho pensato che il sistema lo impedisse. Non erano le persone, ma il sistema a tenerle lontane da me. Ho trovato le motivazioni più varie. Credo fosse per non dirmi la verità, per non dovermi arrendere a quel sottile pensiero che si era fatto strada piano piano. Quel sottile pensiero che mi sussurrava una cosa che non volevo sentire. Poi il tempo è passato. La distanza si è fatta più grande. La lontananza corposa. Non sono smesse, però, le azioni strane nei miei confronti, le illazioni, i racconti distorti, i giudizi pesanti, gli attacchi, le parole che fanno male. In mia assenza, pur essendo distanti, pur avendo loro scelto di rendere le loro strade parallele alla mia affinché non si incrocino più. Così, d’improvviso, quel sottile pensiero è divenuto concreta realtà. Ho capito che non le giustificazioni, non le frustrazioni, non i miei errori, non i valori, non il sistema erano stati la causa di tutto. La vera causa era stata la cattiveria. La cattiveria umana, quella del cuore, quella che entra dentro e controlla le persone. Quella cattiveria che ti impedisce di confrontarti con l’altro, che te lo pone addirittura come nemico da combattere. Quella che ti porta ad escluderlo l’altro, a non rispondere a messaggi, lettere, richieste di perdono, di confronto, di spiegazioni, di comprensione. Quella che ti porta a cancellare l’altro con cui hai condiviso gioie e dolori di sette anni di vita. Quella che tu spinge a bloccarlo sui social network, a farlo bloccare pure dai tuoi parenti, ad evitarlo per strada e togliere il saluto. Quella che spinge a fare tutto ciò anche con chi ti sta accanto e ti ama. Quella che impedisce di chiedere come stai. Quella che è più grande anche del senso di umana pietà e non fa preoccupare di sostenere l’altro in un momento tragico della vita. Quella che ti spinge a mostrare una coscienza pulita a costo di sporcare e distruggere l’altro. Quella che ti porta a dare il colpo di grazia a chi è in alto mare con la barca che sta affondando. Quella che ti porta a sporcare con insinuazioni i sentimenti puri dell’altro. Quella che ti fa distruggere il tuo nemico. Quella che più temi il nemico e più e più ti spinge a inasprire i toni per difenderti. Quella che passa dal ti voglio bene al non esisti più nell’arco di un pomeriggio. Quella che gli errori degli altri li fa sembrare delitti contro l’umanità. Quella che gode della tua caduta. Quella che inebria chi si sente vincitore. Quella che fa alleati i peggiori nemici. Ecco, la cattiveria è stata l’origine. Ho imparato che non è poi così evidente la persona cattiva. Non si presenta come essere così riconoscibile e facilmente leggibile. No, non è per nulla facile dividere le persone buone da quelle cattive. Mi ci sono voluti quasi quarant’anni per capirlo. Ora mi è più chiaro. Mi sento anche più leggero. Tante domande e tante paranoie per capire che, in fondo, sono solo capitato in un circolo di persone cattive. E non sono stato abbastanza sveglio da capirlo, leggerne i segni, i sintomi, le gesta. Rimangono tanta amarezza, dolore e rabbia. Almeno sono consapevole, ora. Le persone cattive, una categoria nella quale, spero, nessuna delle persone che ho incontrato ed incontrerò nella vita, nessuno mi abbia inserito o mi inserirà mai. Le persone cattive esistono, si travestono e si fanno pure volere bene finché rimangono mascherate. Le persone cattive esistono e, adesso, ho messo dei nomi nella colonna dedicata. Le persone cattive hanno nomi e cognomi e, purtroppo, ad alcune non si smette di volere bene. Già perché anche alle persone cattive si può volere bene e perdonare. In fin dei conti, come dicevano, nessuno è perfetto.

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