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La favola della nonna di Rocco (parte quarta)

Sì sa, i bambini crescono. Sì sa, le nonne volano. Lassù, nel cielo. Portano via un mondo che nessuno può sostituire. Volano lassù e quaggiù lasciano dei vuoti che nessuno riempirà più. Volano, lasciando ai bambini immensi tesori. I bambini crescono ma spesso si rifugiano ancora tra le braccia dei loro nonni, anche quando quelle braccia sono lassù. Lui era diventato un uomo. Affrontava la vita. Tutti gli alti di quella vita. Tutti i bassi di quella vita. Li affrontava, né meglio né peggio degli altri. Gli alti li viveva immaginando come sarebbe stato il suo sorriso fiero. I bassi li viveva immaginando cosa avrebbe detto lei per aiutarlo, quale risposta gli avrebbe raccontato. I bassi li viveva ranicchiandosi con le emozioni su quella poltrona verde da cui poteva crescere respirandola. Viveva. Viveva a tal punto da trovarsi, un giorno, a regalare la vita. Certo, senza intenzione, amore, progetto, attesa. Regalare una vita, in mezzo al flusso di un’esistenza stava andando in direzione altra. Regalare una vita e scoprirlo quando la relazione è già finita. Quando non era una scelta consapevole. Quando regalare una vita significava condividerla con una persona allontanata dai propri giorni, progetti, sogni, sentimenti. Aveva regalato una vita e quella vita già la stava amando. Non gli importava in che momento, con quali presupposti e con quale persona era successo. Aveva regalato una vita e già l’amava. Quando l’aveva saputo, questa vita aveva già tre mesi. Aveva tanti motivi per arrabbiarsi, rivendicare, polemizzare, detestare. Aveva tanti motivi perché era stato surreale il modo in cui aveva saputo, tardi il momento in cui aveva saputo, brutto il modo in cui aveva saputo. Non importava, lui aveva regalato una vita e già l’amava. Papà. Sarebbe diventato papà. E lui già amava questo. Il tempo di riprendersi. Capire come gestire. Cosa fare. Progettare. Guardare negli occhi l’altra persona e decidere come agire. Un paio di mesi per farlo. Trovarsi mamma e papà senza averlo cercato e dopo essersi lasciati risultò piuttosto complesso. Lui amava quella vita e la strada la trovò. A cinque mesi da quel momento in cui aveva regalato una vita era pronto. Avevano capito e deciso cosa fare. Era pronto. Avevano deciso a chi e come dirlo. Era pronto. Avevano deciso come provare ad essere un papà ed una mamma. Era pronto. Avevano scoperto che era un maschietto. Era pronto. Avevano deciso il nome. Era pronto. Erano tante le cose da fare e da decidere. Era pronto. Si ritrovava a sorridere immaginando il suo bambino pronunciare la parola papà guardandolo negli occhi. Ne sorrideva. Era pronto. Sorrideva, pensando che sarebbe diventato papà. In un modo ed in un tempo sbagliati, immaturi, inattesi. Era pronto. Rocco era già da cinque mesi suo figlio e lui era pronto. Sorrideva, felice. Era pronto. Per Rocco, era pronto. Era già papà. Per Rocco. Di Rocco. Era papà.

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