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Precisando

Giusto per rispondere a chi si interroga sul perché non cerco un chiarimento con le persone essere evidentemente rimaste in me, ecco alcuni messaggi inviati a queste persone.
Ciao xxxxxxxx, come va? Sai che ogni tanto impiego parte del mio tempo a chiedermi come sia possibile che né la tua umanità né la tua omissis ti portino ad avere un minimo interesse nei nostri confronti? Abbiamo condiviso un pezzo di vita e l’abbiamo fatto con una certa vicinanza. Ti ho sempre rispettato, stimato e voluto bene. Ho fatto del mio meglio da tuo omissis perché non ti mancassero fiducia, apprezzamento e riconoscimento alla bella persona che sei. Mi chiedo quali motivi tu possa avere per stare comodo e barricato dietro quel muro che poi dite di voler abbattere. Con xxxxx e con piacere abbiamo condiviso con te, primo tra tutti, l inizio della nostra storia, abbiamo persino parlato di scegliere la data del matrimonio in funzione del tuo auspicato omissis, abbiamo riposto in te speranze di amicizia e di vicinanza religiosa. Ora questo è ciò che rimane? Ti scrivo a nome mio ovviamente e ti assicuro che, nel tempo che provo a cercare una risposta, non ne trovo mai una che faccia onore al tuo essere uomo ed essere omissis. Probabilmente è stato l’ennesimo errore mio di valutazione e di aspettativa ma rimango perplesso su quanto poco l essere umano, nelle sue forze e nelle sue fragilità, conti quando le situazioni della vita si fanno difficili. Da te mi aspettavo qualcosa d altro; se fossi il mostro che loro dicono mi sarei aspettato un aiuto per cambiare; se fossi un uomo che ha lottato per un pensiero e un ideale, mi sarei aspettato vicinanza; se fossi un essere insignificante nel disegno divino del mondo mi sarei aspettato questo. Non sono nessuno per farti la morale e farti domande a cui aspettare risposte; continuerò a passare un po’ del mio tempo a farmele da solo, sperando di trovare un modo per convincermi che Dio non mi tratterà come le persone che ha chiamato sulla terra ad essere suoi privilegiati testimoni ed evangelizzatori. Da piccolo uomo cercherò le mie risposte. L altra guancia è sempre comunque pronta nel caso sia da porgere. Buona vita, in ogni caso.  (Ho messo qualche omissis per gentilezza)

Ciao xxxxx, ti scrivo solo per dirti mi dispiace che di sette anni tra di noi non sia rimasto nulla. Sono quattro mesi che ci penso e francamente avrei scommesso sul fatto che non ci saremmo persi una volta via da xxxxxxxx. Ho sperato davvero tanto in un tuo messaggio ad agosto. Poi ho capito che non sarebbe arrivato. Non so perché, nemmeno te lo chiedo perché a questo punto non importa più. Mi dispiace e fa davvero male la  tua presa di posizione verso di me. Non so cosa possa aver fatto a te per spingerti a ciò ma me ne dispiace davvero. Ho condiviso tanto con te e credevo avesse un valore. Ti scrivo solo per un mio personale bisogno di chiudere alcune cose ancora aperte sperando faccia poi meno male, non per farti cambiare idea o metterti in difficoltà. Ti auguro davvero di essere felice nella tua vita, di realizzare davvero quello che desideri senza accontentarti. Avrei voluto con te un finale diverso, ma rispetto, pur non capendo, le tue scelte. Buona vita xxxxxx, è stato comunque bello ciò che ho condiviso con te.

A te che a modo tuo hai fatto parte di questo mio 2016, che hai contribuito a creare quel grande salvagente che mi ha fatto superare un violento maremoto, con uno o cento messaggi, con una o cento telefonate, un sorrisi, mille parole, con quello che sei riuscito…grazie di tutto e buon 2017!

Messaggi a cui non ho ricevuto nessuna risposta. Poi leggerete anche delle simpatiche lettere, giusto per chiarire. To be continued…

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I BAMBINI NON DEVONO SALVARE IL MONDO

Certe illuminazioni possono arrivare solo da dentro. Arrivano solo quando sono pronte, mature, chiare e sostenibili. Spesso non sono altro che ciò che il fuori ci suggerisce da tempo. Spesso non sono altro che la presa di posizione che tutto ciò che ci circonda sostiene da tempo. Spesso sono cose già sentite, già masticate, già ignorate, già rispedite al mittente. A volte per arroganza. Propria o di chi ci parlava. A volte per dubbio. Sul concetto o su chi lo esprimeva. A volte per immaturità. Propria o della propria vita. A volte per paura. Di sè stessi o dei giudizi. A volte per senno. Del prima o del poi. A volte semplicemente perché succede. Succede che un concetto non stia bene dentro di noi, non si abbini con ciò che arreda il nostro interno in quel momento. Come un divano che stona con il mobilio; le tende che fanno a pugni con le pareti; il tappeto che litiga con le mattonelle. Una lampada incompatibile con il lampadario. Uno specchio che cozza con i quadri. Semplici situazioni di incompatibilità. Visti da soli sai che sono ottimi oggetti di arredo. Tutti te lo dicono. Tu guardi l’insieme. La compatibilità. L’armonia che vuoi nel tuo spazio vitale. La pace di cui hai bisogno. L’abbinamento che sei certo di poter guardare senza disagio, fatica, sofferenza. Ti arredi con ciò che ti piace, che sai scegliere, che può stare bene in te o che per lo meno può legarsi a ciò che hai già nel tuo monolocale con soppalco interiore. Ciò che non lega, lo valuti, lo accarezzi, lo pesi, cerchi di capire se puoi abbinarlo in qualche modo. Sposti qualcosa, cerchi un angolo in cui potrebbe stare, prendi in considerazione di fare delle modifiche, di ristrutturare per armonizzare e inserire. Pensi e ripensi. Ascolti il geometra. Chiedi all’architetto. Ti danno pareri, progetti, suggerimenti. Ti presentano il conto. Salato qualsiasi cosa tu decida di fare. Temporeggiare  complica la situazione. Alla fine ti chiedi se regge tutto l’impianto armonico. Sacrificare il mobilio per il divano? Le pareti per le tende? Le mattonelle per il tappeto? Il lampadario per la lampada? I quadri per lo specchio? Quali priorità? Quale scelta fare? Buttiamo tutto dentro e creiamo il caos? Il geometra ha le sue semplici soluzioni, non lo ascolti, pretende la parcella e se ne va. L’architetto ha le sue raffinate soluzioni, non lo ascolti, esige la parcella, ti mette un extra sul prezzo, ti descrive come il suo peggior cliente, ti sconsiglia agli architetti del pianeta e se ne va. Rimani solo e nel caos. Decidi di lasciare tutto immutato. Rinunci al divano, alle tende, al tappeto, alla lampada e pure allo specchio. Rinunci e lasci stare. Starai seduto meno comodamente, con la luce che entra, i piedi sul pavimento, senza luce soffusa e senza guardare il tuo riflesso. Alla fine questo è ciò che puoi fare e niente di più. Certo, loro ti hanno detto come potresti abbinare il tutto è sistemare ad opera d’arte ogni elemento ma non ti convince e preferisci lasciar perdere. Ogni giorno dai un’occhiata e sai di essere male arredato, ogni giorno cerchi la soluzione, poi desisti perché manca qualcosa, una particolare, una indefinita piccola cosa che ti sfugge. Ci stai poco bene, ritorni con la memoria alle soluzioni che ti hanno suggerito, venduto a caro prezzo; cercavano di convincertene in ogni modo, ma tu sapevi che era per interesse, per un tornaconto, per avere qualcosa che era tuo ma che volevano loro: geometri e architetti te le davano le soluzioni, contemporaneamente volevano riscuotere e poco gli importava del tuo arredamento. Vai avanti così, in bilico sempre fino a quando, una stupida occhiata data distrattamente ad una fotografia, ti svela la risposta, la soluzione. L’illuminazione. Guardi una fotografia che illustra un articolo che parla di morte e gli interni della casa fotografata ti rispondono, ti dicono come abbinare il tutto, ti mostrano come risolvere problemi di spazio, abbinamenti, illuminazione, colori, comodità, armonie. Una fotografia che ha un senso altro, un contesto altro, una funzione altra, una vita altra, improvvisamente ti regala la tua risposta, il tuo colpo risolutivo al dilemma, l’illuminazione. La vedi questa soluzione, la osservi, la scruti. Non sono altro che le soluzioni che ti avevano già dato geometri ed architetti; sono colori quasi uguali, disposizioni quasi identiche, proporzioni praticamente gemelle; la fotografia non ti mostra nulla di geniale, di impensato fino a quel momento, di sconvolgente. La fotografia ti mostra ciò che avevano già ipotizzato, ciò per cui avevi già pagato parcelle elevate, ciò che volevano farti fare già in molti. Tu t’illumini invece; tu vedi quella fotografia come una rivelazione; guardi lo stesso arredamento già propostoti a gran prezzo come lo vedessi per la prima volta. Te ne stupisci ma, in un secondo, sai perché, sai qual è la differenza. L’arredamento è quasi uguale, le soluzioni quasi le stesse. Tu sai qual’è la differenza. Sei tu, la differenza. Sei tu, finalmente pronto a cambiare. Sei tu che non hai più paura della muffa nascosta negli angoli, della crepa sul pavimento, dell’intonaco che cade. Sei tu che non hai più vergogna di poterti permettere  un monolocale con soppalco e non una villa. Sei tu che hai finalmente il tempo, la voglia e la motivazione. Sei tu che hai trovato  la soluzione. Sei tu quello di cui ti fidi. Parti da un’illuminazione tua e questo cambia tutto. Ti permette di cambiare tutto. Sei tu a cambiare tutto e anche se ci hai sperato, capisci che non sono i bambini a dover cambiare il mondo. Sei tu che inizi a cambiare e con te il mondo. Cambi e ti salvi, perché non sono i bambini a dover salvare il mondo. Ora ne sei convinto perché l’hai capito tu. Cambi il tuo monolocale con soppalco perché sei pronto a farlo. Lui non poteva farlo e forse l’hai creduto possibile. Lui non poteva salvarti e adesso lo sai. Cambi le tue stanze da solo. Sai che in quella più preziosa metterai una sua fotografia, perché è nei suoi occhi che hai visto la casa che hai sognato per tanti anni. Cambi e il tuo cuore vorrebbe solo lui lo sapesse. Cambi e già sorridi perché nei suoi occhi lui lo sa. Lui lo sapeva già. Lui sapeva tutto e tutto ancora sa. Cambi e sei felice, perché domani ti dirà ciao e ti voglio bene. Lo farà ogni domani che arriverà. Hai capito dopo che l’errore era chiedergli di salvarti. Dopo, ma hai capito. Era un’errore ma lui ci ha provato  comunque. Non ha fallito. Forse pure lui te lo chiedeva. Ci hai provato. Non hai fallito. Questo ci basta e un giorno qualcuno, forse, avrà il coraggio di capirlo e farci ritrovare in quell’abbraccio che tanto meriteresti di avere. Devi solo aspettare qualcuno che abbia un’illuminazione. Ci vuole tempo cucciolo ma nessuno vive al buio per sempre. Intanto che aspetto vado a cambiare e a scegliere quale nostra fotografia mettere nella stanza più preziosa.